Dopo anni, l'organismo nato per gestire la stabilità e lo svuiluppo del web dà il via libera alla più grande apertura di domini facendo tramontare l'egemonia a stelle e strisce sul Web

Non sappiamo ancora bene quali saranno gli effetti collaterali ma internet intraprende una nuova sfida che cambierà la storia. I primi segnali del cambiamento arriveranno quando vedremo indirizzi web con caratteri a noi poco familiari ma che vengono usati in quei paesi avanzati come la Cina che fanno un uso sempre più costante della Rete. La Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) - l'organizzazione no profit nata con il compito di assicurare la sicurezza, lo sviluppo e la stabilità di internet - inizierà ad accettare le richieste per una nuova classe potenzialmente infinita di nomi di dominio di primo livello (i cosiddetti TLD, "top-level domain").

Il percorso però non è così facile, i suffissi web potranno essere di ogni tipo ma solo se verranno versati 145.000 euro e superando la fitta rete di controlli della Icann stessa per scongiurare frodi e occupazioni virtuali non autorizzate.

Non mancano però le polemiche, primo fra tutti il Congresso americano, il quale non vede di buon occhio l'internazionalizzazione che è alla base del nuovo sistema. Difatti mette in crisi il primato occidentale (soprattutto statunitense) dal punto di vista linguistico che con questa innovazione ammette nomi composti non latini. Alla fine di ogni URL quindi ci saranno anche gli alfabeto cinese, il cirillico e l'arabo. Ad oggi ci sono solo sedici possibili indirizzi alla destra del punto (come .com e .net) che non si riferiscono a Paesi o territori (come .uk o il nostro .it).

Icann ha quindi lavorato per aggiungere a questa categoria nuovi domini, cercando allo stesso tempo di proteggere i marchi e i consumatori. Fino al 12 aprile, aziende, governi e comunità di tutto il mondo potranno presentare domanda per introdurre e gestire un nome di dominio a propria scelta. Poi toccherà alla stessa Icann, in collaborazione con l'Interpol, il compito di verificare l'attendibilità dei singoli applicanti e scovare eventuali richieste indebite.

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